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9 May 2017

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Accogliere, integrare, significa rispettare la dignità di chi è in difficoltà

“Accogliere, integrare, significa rispettare la dignità di chi è in difficoltà. Non si rispetta nei campi di concentramento quali sono diventati i centri d'accoglienza e non si rispetta parcheggiando le persone in un hotel. Dignità è altro, abbiamo dei governanti che non sanno che cosa significhi, altrimenti avrebbero ammesso di non avere i mezzi, ma soprattutto le capacità per una degna accoglienza di un alto numero di persone e l'avrebbero detto a Bruxelles.

P.S. L'accoglienza dignitosa richiede fatti, le belle parole arrivano fino ad un certo punto. “

(Linda Liberati, attivista M5S di Roma, città che soffre moltissimo del problema accoglienza migranti)

 

In poche parole la nostra attivista romana ha inquadrato perfettamente il problema: che accoglienza diamo?

 

A Nonantola attualmente sono ospitati 28 migranti di varia nazionalità, tutti maschi di età tra i 20 e i 30 anni circa e si prevede di arrivare a 52 entro breve, cosa che dovrebbe garantire al nostro paese di avere raggiunto la quota limite di possibilità di ospitarne, ovvero 3,3 ogni 1000 abitanti...salvo “emergenze dell’emergenza”, visto il ritmo degli sbarchi giornalieri e che sicuramente aumenteranno con l’incedere dell’estate.

 

Parlando di “progetto di accoglienza” cominciamo subito col fatto che gli 8 migranti (a cui se ne sono poi aggiunti 10) gestiti dalla cooperativa Caleidos che oltretutto da molto tempo ha denunciato problemi di solvenza da parte dello stato che non finanzia tutti i debiti contratti dalla cooperativa per gestire un migliaio di migranti nella provincia di Modena, sono inquadrati in un cosiddetto progetto SPRAR che dovrebbe essere coordinato tramite i comuni ospitanti:

(http://www.comune.modena.it/welfare/immigrati/centro-stranieri-del-comune-di-modena/progetto-rifugiati-sprar-sistema-di-protezione-per-richiedenti-asilo-e-rifugiati) leggendo sul sito (che non è aggiornato dal 2015) sulla carta sembra il non plus ultra di un reale progetto di accoglienza.

 

La realtà ad oggi purtroppo è ben diversa: Il comune riesce a fare fronte solo parzialmente ad alcune prerogative di questo progetto esclusivamente grazie alle associazioni di volontari che, come richiesto dal progetto SPRAR, gli insegnano l’Italiano e che occupano una parte del loro enorme tempo libero di alcuni di loro a rotazione in opere di volontariato.

 

Tant’è che questo progetto è criticato dai membri sindaci stessi dell’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) in quanto dichiarano che questo funziona solo se i comuni ospitanti hanno la reale volontà di intervenire in prima persona. Quindi, ancora una volta di più a Nonantola dobbiamo dire grazie ai volontari (e non solo per questo impegno) ma ancora una volta e di più si dimostra l’inadeguatezza di provvedimenti validi ed efficaci solo sulla carta...o sul web.

 

Ultimamente poi si sono aggiunti altri 9 migranti provvisoriamente ospitati dalla Curia nella frazione di Redù e notiamo già come la situazione di organizzare un progetto di accoglienza rispetto al primi arrivati sia ben peggiorata, in quanto allora si era preventivamente cercato di informare la cittadinanza, in questo caso invece il prefetto di Modena preavvisa il Comune solo 48 ore prima e li affida all'amministrazione senza nessun tipo di bagaglio con solo i vestiti che avevano addosso.

 

E'vero che la Curia aveva già organizzato almeno un incontro con la cittadinanza mesi fa e ha appoggiato positivamente l’incontro tra realtà sociali cittadine e amministrazione per creare appunto questa accoglienza con un comitato fondante dove possono essere rappresentati tutti i concittadini e le categorie si sta muovendo per capire dove “arrivano” i servizi sociali, la caritas, la prefettura, e dove si può partire con iniziative private e volontarie da parte dei Nonantolani al fine di integrare le persone e trasformare passo dopo passo una emergenza in opportunità, per tutti. Ma come si vede siamo ancora alla mancanza di un vero progetto di accoglienza ben definito e operativo in partenza.

 

A questa situazione già non ottimale aggiungiamo che l’ufficio stranieri di Modena non riesce a far fronte a tutte le richieste e per questo diversi di quelli arrivati tempo fa sono privi di permesso di soggiorno da Febbraio. Se uno di loro stesse male, non potrebbe recarsi per questo da nessun medico di famiglia poichè privo di documentazione regolare in corso di validità, magari con libretto sanitario scaduto, ma dovrebbe andare direttamente al pronto soccorso a Modena.

 

Tanto è vero che diverse centinaia di migranti a metà Maggio si sono autorganizzati tra loro e hanno protestato nel centro del capoluogo per questa situazione precaria e hanno nei giorni successivi rinnovato la protesta in Piazza Matteotti, chiedendo tra le altre rivendicazioni di essere pagati per i loro servizi di volontariato a cui si chiede di aderire per restituire un minimo dell’ “accoglienza” che riserviamo loro...proprio perchè il “pocket money” arriva a singhiozzo e si ritrovano spesso senza denaro per autogestirsi. E se il buongiorno si vede dal mattino...

 

Ricordiamo infatti che allo stato attuale delle cose il rifugiato viene individuato e “affidato” alla prefettura di zona: in attesa di regolarizzare la posizione non ha quindi le capacità finanziarie per rendersi autonomo da se (la caritas si occupa di vitto e alloggio e al profugo arrivano circa 3 euro al giorno, ma non continuativamente, come abbiamo detto prima). Non ha nemmeno documentazione valida anche solo per poter svolgere un apprendistato, un lavoretto, una assicurazione per svolgere attività di volontariato o spostarsi da una provincia all’altra. Caso esemplare: se un ospite a Redù volesse integrarsi e conoscere persone e territorio non può farlo se non a piedi, non avendo soldi né mezzi e neppure documenti (a Bologna se lo fermassero risulterebbe clandestino poiché è la prefettura di Modena nella quale è registrato). Questa situazione vincolante per anni è assurdamente restrittiva oltre poi al fatto che queste persone non si conoscono, non conoscono la nostra lingua, non riescono a guardarsi un notiziario o a dialogare semplicemente con un call center per fare una telefonata a casa...hanno bisogno di noi e sono venuti fin qui da soli per dimostrarcelo, per rendersi conto...credo sia necessario che anche noi ce ne rendiamo conto.

 

E’bene ricordare anche che lo stato italiano l’anno scorso su 4,7 miliardi di spesa complessiva dedicati a questo fenomeno, ne ha spesi quasi il 70% per dare un’ “progetto di accoglienza” insufficenti come questi o come quella descritta nell’incipit e purtroppo ci sono casi di cronaca che hanno ben evidenziato dove vanno anche a finire parte di questi soldi pubblici: nelle tasche della criminalità che fa traffici umani e di chi specula sull’accoglienza, utilizzando gli esseri umani come “bancomat” per l’unico scopo di ricavarne utili.

 

La linea del M5S è chiara da sempre: moratoria o annullamento del trattato di Dublino che obbliga il rifugiato a fermarsi nel primo paese che “incontra” ma diffusione su tutto il territorio della UE,  in cui ogni paese si farà carico e responsabile della regolarizzazione eventuale del profugo (e invece si alzano muri e si chiudono frontiere); inoltre, specificatamente in Italia, creazione di molti più centro di identificazione per arrivare ad una riduzione drastica dei tempi di rilascio eventuale dello status grazie  anche all’assunzione di migliaia di giovani che sarebbero impiegati nel riconoscimento e rimpatri immediati per chi non ha diritto a restare in Italia, promuovendo ogni tipo di cooperazione con i paesi da cui queste persone scappano, anche per spezzare il traffico di esseri umani e di conseguenti morti in cui sin troppi criminali lucrano senza scrupolo sulle loro vite.

 

 

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